Scrittura e verità. Vecchi e nuovi paradigmi

Perché tornare a interrogare il rapporto tra scrittura e verità? Un tema che è stato lungamente e variamente declinato, dall’antichità ai nostri giorni, e le cui antinomie sono state smascherate e disinnescate con accresciuta consapevolezza nel Novecento? Non avevamo definitivamente preso atto – anche sulla scia dell’abbagliante ironia e della sofisticata provocazione di Oscar Wilde, allo scorcio dell’Ottocento – che «la menzogna e la poesia sono arti»?
La letteratura del XX secolo ha ulteriormente sparigliato le carte mostrando come la dicotomia vero/falso sia non solo insufficiente, ma intrinsecamente ambigua, fuorviante rispetto alla complessità della relazione tra parola e mondo.
In questa prospettiva, ripropone la questione in termini problematici il celebre aforisma di Antonio Tabucchi che in Sostiene Pereira rovescia, con ironica nettezza, l’antico assioma secondo cui ‘i poeti mentono’: «La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità».
Ed è proprio un filosofo contemporaneo, Hans Blumenberg, nel saggio Concetto di realtà e possibilità del romanzo, ad affrontarla alla luce della teoria estetica, ricostruendo – a partire da Platone – una nozione problematica di realtà e introducendo il criterio del ‘contesto’ quale dispositivo ermeneutico imprescindibile. Un criterio che si rivela indispensabile per affrontare i radicali mutamenti in cui siamo immersi.
Nel quadro della pervasiva rivoluzione digitale, dell’espansione dei sistemi di intelligenza artificiale e dell’affermarsi della società dell’informazione, infatti, la scrittura – nelle sue molteplici forme – ha conosciuto negli ultimi decenni una profonda riconfigurazione. Gli algoritmi generativi ridefiniscono le pratiche della comunicazione e della scrittura, producendo quella «ebbrezza comunicativa e informativa» che, come osserva Byung-Chul Han in Le non cose, fa «sparire» gli oggetti e i ricordi generando una progressiva derealizzazione dell’esperienza: «l’ordine digitale derealizza il mondo informatizzandolo» e «mette fine all’epoca della verità, inaugurando la società post-fattuale dell’informazione». In tale contesto sia la scrittura creativa sia (ancor di più) quella giornalistica risultano inevitabilmente trasformate, mentre la nozione stessa di autorialità si fa instabile e problematica.
Alla luce delle configurazioni inedite assunte dalla diade vero/falso e dei conseguenti mutamenti del fare letterario – cui saranno chiamati a riflettere anche scrittrici e scrittori contemporanei nella sezione «Più vita che di qua» – il secondo numero di «Oltre lo specchio» intende accogliere contributi che:

  • affrontino, in prospettiva teorica e critica, il rapporto tra verità e finzione nella letteratura italiana e straniera del Novecento con particolare attenzione alle scritture che mettono in questione l’autenticità del racconto del reale e i dispositivi di costruzione del vero;
  • esplorino la lettura come pratica critica di decodificazione e interrogazione dei regimi di verità nella scrittura contemporanea e iper-contemporanea, in un contesto segnato dalla post-verità, sempre più ibrido e orientato alla dimensione affettiva ed emotiva;
  • analizzino le declinazioni e le trasformazioni del rapporto tra vero e falso negli altri linguaggi artistici, mettendo a fuoco le specifiche modalità con cui ciascun medium costruisce, disloca o mette in crisi l’effetto di verità;
  • indaghino come e quanto incidono -nell’attuale ecosistema mediale in cui vero e falso si confondono- le tecnologie digitali e i dispositivi algoritmici sui processi compositivi, sulle forme testuali e sulle pratiche autoriali odierne;
  • analizzino inoltre, come le Digital Humanities possano rendere trasparenti processi, scelte, fonti e responsabilità, e produrre verità situate, fondate, sulla tracciabilità dei passaggi e sulla consapevolezza delle mediazioni tecniche e umane.


Il numero, che sarà chiuso a dicembre, pubblicherà nell’ordine di arrivo, da aprile a novembre 2026, le proposte pervenute (titolo, abstract di massimo 300 parole e nome del/della proponente, corredato da una breve nota bio-bibliografica) al seguente indirizzo: oltrelospecchio@unipa.it